Il turismo legato alle terme e al benessere sta tornando al centro delle strategie italiane, non solo come esperienza di relax ma come leva concreta per ridurre la stagionalità e ridare vita a territori meno frequentati.
Il tema è tornato forte durante la BMT di Napoli, dove operatori del settore, istituzioni e rappresentanti del mondo scientifico hanno messo sul tavolo una visione più ampia. Non si parla più solo di terme, ma di un sistema integrato che coinvolge sport, salute e territori.
Un settore che vale miliardi
I numeri raccontano una realtà spesso sottovalutata. Nel 2025 il turismo termale in Italia ha registrato circa 24 milioni di presenze, con un valore complessivo vicino ai 5 miliardi di euro.
Una parte importante arriva dalle strutture con alloggio e ristorazione, ma il resto si distribuisce tra servizi locali, attività sul territorio e shopping.
Questo significa che il beneficio non resta chiuso dentro gli stabilimenti, ma si allarga a intere aree, spesso lontane dai grandi flussi turistici.
Perché si parla di rilancio
Nonostante i dati positivi, il settore sente il bisogno di cambiare. Oggi la domanda cresce, ma l’offerta non sempre riesce a stare al passo con i nuovi modelli di viaggio.
Chi sceglie una destinazione cerca qualcosa di più del semplice relax. Vuole esperienze, attività, percorsi legati al benessere e allo stile di vita.
È qui che entra in gioco l’idea di terme come destinazioni integrate, capaci di unire natura, cultura e servizi.
Il nodo della riforma
Tra i punti più discussi c’è la necessità di una riforma del sistema termale. Non solo per aggiornare le regole, ma per rendere il settore più competitivo.
Si parla di una governance più efficace e di strumenti capaci di coordinare meglio le diverse realtà presenti sul territorio.
Un passaggio che viene considerato necessario per evitare che il potenziale resti inespresso.
Le terme come motore dei territori
Uno degli aspetti più interessanti riguarda il legame con le aree interne. Le terme possono diventare un punto di partenza per valorizzare borghi, paesaggi e patrimoni meno conosciuti.
Non solo turismo, quindi, ma anche sviluppo locale. In alcuni casi si parla di veri e propri distretti termali, capaci di unire economia, cultura e identità.
L’esempio delle Terme di Agnano, citato durante l’incontro, va proprio in questa direzione.
Un modello che guarda alla salute
Accanto al turismo tradizionale si sta affermando un’idea più ampia: quella del turismo della salute. Non solo cure termali, ma percorsi che includono attività fisica, alimentazione e prevenzione.
Un modello che prova a mettere insieme benessere e quotidianità, andando oltre l’esperienza occasionale.
La proposta di un sistema nazionale va proprio in questa direzione, cercando di collegare ricerca, servizi e territorio.
Resta da capire quanto velocemente questo cambiamento riuscirà a concretizzarsi. Per ora, il settore sembra muoversi tra risultati già solidi e una trasformazione ancora in corso.




