Lavoro

Sicurezza sul lavoro, Enel rilancia con Inail: nuove tecnologie per ridurre i rischi nel settore energia

Lavoratore dell'energia in un sottostazione
Sicurezza sul lavoro, Enel rilancia con Inail: nuove tecnologie per ridurre i rischi nel settore energia - Dantect.it

Nel settore energetico, dove ogni intervento può trasformarsi in un rischio concreto, la sicurezza non è un dettaglio ma una condizione necessaria per lavorare, ed è proprio su questo terreno che Enel e Inail hanno deciso di rafforzare la collaborazione già avviata negli ultimi anni.

Il nuovo accordo, firmato insieme ai sindacati, non arriva dal nulla. È la prosecuzione di un percorso iniziato nel 2022, che ha già portato risultati visibili sul campo. Non solo linee guida, ma strumenti concreti, tecnologie e procedure che stanno cambiando il modo di lavorare.

Dai caschi intelligenti ai droni: cosa è cambiato

Uno degli esempi più evidenti riguarda i caschi con sensori capaci di rilevare la presenza di campi elettrici. Dispositivi pensati per ridurre il rischio di elettrocuzione quando si opera vicino a linee in tensione.

Non è solo tecnologia fine a sé stessa. È un tentativo di anticipare il pericolo, prima ancora che si manifesti. E questo cambia l’approccio alla sicurezza.

Accanto a questi strumenti, si stanno diffondendo anche sistemi a pilotaggio remoto, come i droni, utilizzati per ispezioni visive di impianti complessi. In questo modo si riduce l’esposizione diretta dei lavoratori a situazioni critiche.

Un accordo che guarda ai prossimi tre anni

Il nuovo protocollo ha una durata triennale e punta a consolidare quanto già fatto, ampliando gli interventi. L’obiettivo è chiaro: rafforzare la cultura della sicurezza in un settore che sta cambiando rapidamente.

La trasformazione non è solo tecnologica. Ci sono di mezzo la transizione digitale, quella ambientale e anche quella demografica. Tutti fattori che rendono il lavoro più complesso.

In parallelo, pesano anche gli investimenti legati al PNRR, che stanno accelerando cantieri e progetti. Più attività significa anche più esposizione ai rischi.

La prevenzione resta il punto centrale

Il principio che guida questo percorso è uno solo: la prevenzione. Non si tratta solo di intervenire quando qualcosa va storto, ma di evitare che accada.

Per farlo servono dati, analisi e formazione. E serve anche coinvolgere le persone, non solo le aziende.

Negli ultimi anni sono state avviate campagne informative e strumenti dedicati, come gli opuscoli sul rischio elettrico destinati anche a settori esterni, come agricoltura e costruzioni, dove il contatto con infrastrutture energetiche è frequente ma spesso sottovalutato.

Non solo tecnologia: il fattore umano

Accanto all’innovazione, resta un tema più difficile da affrontare: lo stress lavoro-correlato. Il contesto post-pandemia ha cambiato ritmi e modalità operative, e questo ha effetti diretti sulla sicurezza.

Per questo si stanno sperimentando nuovi strumenti per valutare e gestire questo tipo di rischio. Non è un aspetto immediatamente visibile, ma incide quanto gli altri.

Il punto, alla fine, è che la sicurezza non passa solo dai dispositivi o dalle regole. Dipende anche da come le persone lavorano ogni giorno, dalle condizioni in cui lo fanno e da quanto sono consapevoli dei rischi.

E in un settore come quello energetico, dove l’errore può avere conseguenze immediate, questo equilibrio resta sempre delicato.

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