Economia

Carburanti sotto pressione: perché la crisi di benzina e diesel oggi è più difficile degli anni ’70

Pompe di benzina e prezzi in vista
Carburanti sotto pressione: perché la crisi di benzina e diesel oggi è più difficile degli anni ’70 - Dantect.it

La crisi che sta colpendo benzina e gasolio non assomiglia a quelle del passato e rischia di essere più difficile da gestire perché oggi la nostra dipendenza dal petrolio è concentrata in settori dove sostituirlo è quasi impossibile nel breve periodo.

Per capire cosa sta succedendo bisogna partire da un dato semplice ma spesso ignorato: il petrolio continua a essere la principale fonte energetica mondiale. Nonostante anni di investimenti e transizione, pesa ancora per circa il 34% dei consumi globali. E quando qualcosa si rompe nella catena di approvvigionamento, gli effetti si sentono subito.

Il nodo dello Stretto di Hormuz

Una parte importante del problema nasce da lì. Dallo Stretto di Hormuz passano ogni giorno circa 15 milioni di barili di petrolio, a cui si aggiungono altri 5 milioni di prodotti raffinati.

Numeri che sembrano lontani, ma che incidono direttamente sui prezzi alla pompa. Su una domanda globale di oltre 100 milioni di barili al giorno, anche una riduzione parziale crea tensioni immediate.

Non è solo una questione di quantità. È una questione di equilibrio. E quando l’equilibrio si rompe, i prezzi reagiscono molto più velocemente di quanto ci si aspetti.

Perché il petrolio resta dominante

In Italia il petrolio vale circa il 35% del fabbisogno energetico. Non è un dato in calo drastico, come spesso si pensa. È stabile, con leggere variazioni negli anni.

Il motivo è semplice: i trasporti. Auto, camion, aerei, navi. Tutto si muove ancora grazie ai derivati del petrolio. Benzina, diesel, cherosene. Alternative reali, su larga scala, non ci sono.

L’elettrico cresce, ma resta marginale rispetto al totale. I biocarburanti coprono una quota limitata. E anche nei Paesi più avanzati, la maggior parte dei veicoli resta tradizionale.

In pratica, il sistema si è trasformato meno di quanto si racconta.

Una crisi diversa da quella degli anni ’70

Negli anni ’70 la situazione era diversa. Il petrolio era usato anche per produrre energia elettrica e per il riscaldamento. Quando arrivò la crisi, fu possibile sostituirlo relativamente in fretta con il gas naturale.

Oggi questo margine non esiste più. Il petrolio si è concentrato proprio nei settori più difficili da cambiare. Sostituire il diesel nei camion o il carburante degli aerei non è una scelta immediata.

Non è solo un problema tecnologico. È anche una questione di infrastrutture, costi e tempi.

Il ruolo delle raffinerie e il caso Europa

Un altro punto spesso trascurato riguarda le raffinerie. Negli ultimi anni, in Europa, molte sono state chiuse. Il risultato è una capacità produttiva più limitata proprio quando servirebbe maggiore flessibilità.

Già nel 2022 i margini di raffinazione erano saliti oltre i 20 dollari al barile. Segnale chiaro che qualcosa non funzionava.

Nel 2025 l’Unione Europea ha importato grandi quantità di diesel e cherosene dal Golfo Persico. Non una scelta strategica, ma una necessità.

Quando queste forniture diventano incerte, i prezzi reagiscono subito. E lo fanno in modo più violento rispetto al passato.

Una domanda rigida che complica tutto

Il vero problema è la rigidità della domanda. Le persone devono spostarsi, le merci devono viaggiare. Non si può semplicemente ridurre i consumi da un giorno all’altro.

Anche in presenza di prezzi più alti, la domanda resta. E questo rende ogni crisi più difficile da gestire.

Si parla spesso di rinnovabili e di efficienza energetica. Ma nel breve periodo non possono sostituire i carburanti nei trasporti.

È qui che emerge la contraddizione. Da una parte la transizione, dall’altra una realtà che continua a dipendere dal petrolio più di quanto si voglia ammettere.

La sensazione è che il sistema stia cambiando, ma non abbastanza velocemente da evitare scosse come quella che stiamo vedendo. E quando arrivano, colpiscono proprio dove siamo più esposti.

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